Via de Poeti


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gian marco basta

lo staff poetico


GIANMARCO BASTA Sono nato a Bologna il 18/11/82 da padre Generale dell’Esercito Italiano e madre biologa.
Ho conseguito la Maturità classica presso il Liceo Galvani di Bologna, anno scolastico ‘00/’01.Mi sono laureato il 18 Luglio 2008 (Laurea specialistica) in Lettere e Filosofia, indirizzo DAMS CINEMA con una tesi su Enzo Jannacci dal titolo Quelli che... Jannacci.Di professione faccio il cameraman e montatore video: faccio riprese per programmi televisivi
(La Suburbana TV in onda su Italia 7 gold e Nuova Rete), riprese di spettacoli teatrali, concerti e curo le riprese delle fase finali del Festival delle Arti di Andre Mingardi.
Dopo aver letto le poesie di Giorgio Caproni, ho cominciato a scrivere poesie.
Ho pubblicato due raccolte di poesie: Pierrot randagio (’02) e Bisogna vivere! (’08).Leggo i miei testi performizzandoli in reading con l'accompagnamento di un duo jazz (chitarra e contrabbasso) in giro per i locali di Bologna.Ho seguito diversi laboratorii teatrali a cura di Tanino De Rosa.L’anno scorso sono stato il Direttore Artistico dell’enoteca Alto Tasso avvalendomi della collaborazione di Fabio Fanuzzi (Fuzz) come tecnico del suono e di Valentina Gaglione per quanto riguarda la visual poetry nella lunga rassegna La voce umana.

“Abissale”:

Mentre negli irrangiugibili spazii marini
tra i bianchi veli
dormono le navi a vapore,
lì un ragazzo
andava a trovare sua madre
ogni volta che voleva.
Si calava
con la tuta da palombaro
nel Mare del Nord
dove l’acqua è così fredda
che un fiore lasciato il giorno prima
lo trovi intatto l’anno dopo.

Mentre negli invisibili cieli marini
tra le bianche meduse
scordiamo le navi a vapore,
lì un uomo
andava a trovare sua madre
ogni volta che voleva.
Si gettava
da una barca
nel Mare dell’Infinito
dove la temperatura è così bassa
che un bacio dato il giorno prima
lo trovi sulle labbra l’anno dopo.

Mentre negli indefiniti universi marini
tra i pesci elettrici
abitano le navi a vapore,
lì un vecchio
va a trovare sua madre
per l’ultima volta.
Discendeva il tempo
con una torcia
dove la vita è sempre la stessa
che due corpi divisi il giorno prima
li trovano insieme un secolo dopo.

“Solitudine”:

La solitudine è una malattia.
E’ la polvere che mangia i mobili,
la si può provare da soli
come insieme a mille soldati.

La solitudine divora il cuore.
E’ una iena che cerca la carogna,
l’onda che nasce nel mare
e non somiglia a nessuna gemella.

La solitudine è la vita.

Perchè siamo tutti diversi
e non ci somigliamo mai,
i più soli, si vestono uguali,
i più fessi, vanno controcorrente

per fermare un ricordo,
salvarlo nella memoria,
allungano una mano
e impugnano la notte.

La solitudine è la morte.

Perchè siamo tutti uguali
e ci somigliamo sempre,
nei cimiteri delle city,
nella città già deflorate

alla ricerca di uno sguardo,
un senso per continuare,
spogliamo un Autunno
e ci troviamo un Estate.

"La morte di Pasolini":

Quest'erba così finta,
nel campo dove mi han trovato,
legato coi polsi
a un sogno irrealizzato.

I miei occhi bambini,
ancora pieni di fantasia,
l'anima che danzava intorno
all'arrivo della polizia.

Quante foto sul mio corpo,
pubblicate per pochi soldi,
flash da accecare
i miei e i vostri occhi.

Ma quest'erba così ruvida
e fredda allo stesso tempo,
poi la macchina che se ne va
e nessun altro lamento.

Ce ne vuole di coraggio
per vivere questa vita,
ancor più per lasciarla
quando si capisce che è finita.





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