Via de Poeti


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michela martelli

lo staff poetico


MICHELA MARTELLI Sono nata e vivo a Bologna da 28 anni.
Ho iniziato a scrivere poesie quasi per gioco, durante l’adolescenza. Mi ero accorta che qualcuno di nascosto leggeva il mio diario segreto e, dato che non avrei potuto evitare con certezza che ciò accadesse di nuovo, ho iniziato a scrivere in versi come in codice, per disorientare eventuali lettori indesiderati. Col tempo, la poesia è diventata per me un imprescindibile strumento di conoscenza, un modo per cercare di prendere le distanze dalla realtà e così andare oltre la superficie dell’apparenza.
Ho pubblicato alcune mie poesie su varie antologie, tra cui quella del Terzo Censimento della poesia a Bologna.

LA VERITA' E' COME UN FRUTTO

L’uomo, in quanto essere individuato, individuo empirico, è fatalmente isolato.
L’uomo che comunica è l’io trascendentale che è nascosto in noi e che riconosce se stesso negli altri.
Ma l’io trascendentale è una lampada che illumina solo una brevissima striscia di spazio dinnanzi a noi […].
(E. Montale, La solitudine dell’artista)
Mangio la verità come un frutto
e tra le mani non resta nulla
che sia visibile –
la casualità di un incontro
che toglie il sonno
tesse il dubbio
di essere soli tra le ombre
del pensiero che vuole
e non sa dire

La conoscenza resta sepolta
nelle viscere nutrite
del miraggio di un sapore
universale –
non-parola che non sa dirsi

sul confine dell’esistenza
l’idea attende la sua fuga
di sogno –
lampo d’essenza
che illumina tutta una vita
e subito rientra
nel buio
da dove è venuto

e il mattino è limpida incertezza
[8 – III – 2003, 21:55, via Mascarella]

L'ECONOMIA DEI SOGNI

L’economia dei sogni
non è una scienza esatta –
ogni giorno aspetto
di scoprirne la chiave

Ma non è tutto oro
quel che luccica,
e la gazza è già paga
del bagliore

QUESTA NON E' UNA POESIA D'AMORE

Nessuna cortesia all’uscita,
neppure un saluto –
più importante era non dimenticare
la tua musica

Ogni sera
per anni
ho bussato alla porta,
sperando che il padrone fosse rientrato –

Nessuno mi ha mai aperto
il telefono ha sempre squillato
a vuoto

E ora mi inviti
ad entrare.

Ma è difficile credere
che la casa sia ancora abitata,
abitabile,
dopo tanti anni di solitudine,
credere che la voce vi possa risuonare
senza più eco.

Ormai mi sono abituata
alle serrande abbassate, al silenzio
delle luci spente che illumina
tutte le sfumature del nero, alla polvere
che confonde i volti le fotografie
nelle cornici

Rimettere insieme i cocci
non cancella i segni della rottura

come in un labirinto,
scorrono ancora i miei pensieri
cercando di ricordare la strada
1-III-2006 17:26



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