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8
maggio 2006
limite,
farsi sbranare al Risiko,
da
assalti rossi e verdi e poi
i
portici in apnea
i
ragazzi tutti in ghingheri
sono
un rallenti, le guance che ci
si
può specchiare
e
se scendessi ora potresti portarmi
sottobraccio
sotto il mare con te
come
una cartolina e invece
la
mia gola
certi
giorni è una matita spezzata:
guardali,
i prati a cui mi abbevero sono
uno
spettacolo di tubature rotte
una
giovane coppia
un
cane color panna e nerofumo
gettato
in grembo come uno straccio
la
tua attesa è ogni volta un agguato
accudisci
il territorio luminoso
lui
ha braccia smagrite da lunghe vendemmie
negli
agosti di latitanza del signore
la
paga precipitava nella tasca
con
tutto il peso di un pezzo opaco di meteorite
inutile
anche per strofinarsi la fronte alla sera
ora
abita l’azzurro splendido
con
i raggi dell’inchiostro che lo brucia
nidificati
nel cervello
il
tuo cuore ha raggiunto la leggerezza del ciottolo
le
dimensioni della ghiaia
sei
pronta a perderlo in una grata, nelle fiaccole piantate
ai
lati della festa d’erba, gli occhi un ago
piantato
nel cielo come una cannuccia in un
bicchiere
sotto
il sedile del passeggero controlla a tastoni
cinque
bottiglie di acqua minerale
pronte
a riattivare stanotte
il
ciclo di Krebs
frammento
elegiaco
ho
preso la tua esistenza come un pugno
nello
stomaco
perché
è un fenomeno da annoverare
tra
le ciliegie e gli altri frutti rossi
stasera
un uomo si è srotolato la vita
dall’osso
con la sprezzatura del polso
che
sbucci una mela
avrei
potuto comprare il suo libro e neanche una
scusa,
perché il vino era gratis
aveva
gli occhi di un legno tirato in secca sulla costa più
tempestosa d’Europa
e
già fradico della prossima bufera
Lisa
diceva che nelle mie poesie non ci sono mai
domande
(neanche risposte, osservai)
ma
questo è il primo pezzo di carta della mia vita
dove
ho scritto due volte perché
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