BATISTI ROBERTO

 8 maggio 2006

c’è maggio, è vero, e Pindaro, al

limite, farsi sbranare al Risiko,

da assalti rossi e verdi e poi

i portici in apnea

i ragazzi tutti in ghingheri

sono un rallenti, le guance che ci

si può specchiare

e se scendessi ora potresti portarmi

sottobraccio sotto il mare con te

come una cartolina e invece

la mia gola

certi giorni è una matita spezzata:

guardali, i prati a cui mi abbevero sono

uno spettacolo di tubature rotte

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 una giovane coppia

un cane color panna e nerofumo

gettato in grembo come uno straccio

la tua attesa è ogni volta un agguato

accudisci il territorio luminoso

lui ha braccia smagrite da lunghe vendemmie

negli agosti di latitanza del signore

la paga precipitava nella tasca

con tutto il peso di un pezzo opaco di meteorite

inutile anche per strofinarsi la fronte alla sera

ora abita l’azzurro splendido

con i raggi dell’inchiostro che lo brucia

nidificati nel cervello

il tuo cuore ha raggiunto la leggerezza del ciottolo

le dimensioni della ghiaia

sei pronta a perderlo in una grata, nelle fiaccole piantate

ai lati della festa d’erba, gli occhi un ago

piantato nel cielo come una cannuccia in un

bicchiere

sotto il sedile del passeggero controlla a tastoni

cinque bottiglie di acqua minerale

pronte a riattivare stanotte

il ciclo di Krebs

 

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 frammento elegiaco

ho preso la tua esistenza come un pugno

nello stomaco

perché è un fenomeno da annoverare

tra le ciliegie e gli altri frutti rossi

stasera un uomo si è srotolato la vita

dall’osso con la sprezzatura del polso

che sbucci una mela

avrei potuto comprare il suo libro e neanche una

scusa, perché il vino era gratis

aveva gli occhi di un legno tirato in secca sulla costa più tempestosa d’Europa

e già fradico della prossima bufera

Lisa diceva che nelle mie poesie non ci sono mai

domande (neanche risposte, osservai)

ma questo è il primo pezzo di carta della mia vita

dove ho scritto due volte perché